Un post al sole
Quello che non cambia mai è che tutto cambia sempre

Mar
25

Cari tutti,

siamo “onlain”! Era ora… ok, tra mille difficoltà e con qualche ritardo, siamo finalmente sul web.

Per il momento il sito è ancora un po’ “caotico” ma stiamo lavorando per migliorarlo (ui ar uorching for as…)

Vi ricordo il link al sito : http://www.mypapageno.ch/

C’è un solo caso ampiamente documentato (ma molti altri sono già pronti e attendono solo di essere pubblicati dopo un’ultima, attenta, verifica) e lo trovate qui

Il Movimento Tutto conta sul vostro “passaparola” e sul passaparola delle persone a cui vorrete passare parola, insomma… chiaro, no?

I vostri commenti sono importanti e non fa differenza se siete felicemente sposati, 15enni, italiani o vivete nel Congo Belga.

Vi ringrazio e vi abbraccio forte, uno per uno, mettetevi in fila… ;-)

Digito.

Dic
07

Mio figlio N. ha cinque anni. Va all’asilo a 300 metri da casa. Ho chiesto alla Commissione tutoria di poterlo accompagnare io all’asilo.

Come? Già, io… papà dei miei bimbi, devo chiedere ad estranei incompetenti di potere accompagnare i miei figli a scuola!!!

Bene… la Commissione tutoria (CTR), che vuole il bene dei bambini, permette a mia moglie di dare N. ad una donna inaffidabile (anni fa la mia ex moglie ed io la abbiamo vista portare sua figlia all’asilo, con la bimba, di 2 o 3 anni, seduta sul sedile anteriore dell’auto, senza cinture di sicurezza, mentre fumava beatamente una sigaretta, in macchina, a pochi centimetri di distanza dalla figlia…) e impedisce al padre di stare un po’ coi figli.

La mia ex moglie è ancora convinta di essere una buona madre. Scarica i bambini di qua e di là appena può… 300 metri sono faticosi da fare, vero?

No, non sei una buona madre. Non lo sei. A. e N., i nostri figli… hanno un sacco di cose da dire, sai? Peccato che nessuno li voglia ascoltare!!!

Perché la CTR protegge (anche non prendendo posizione) le madri come te. Sei una pessima madre e, grazie al sito (che sarà online al più tardi il 18 dicembre) tutti lo sapranno. Perché faremo il tuo nome, pubblicheremo la tua foto… Insieme a nomi e foto di Mazzola, della del Priore, del tuo avvocato…. Amos Pagnamenta e di quel fantomatico uomo che risponde al nome di Chiaruttini… (individuo dall’inutile compito pagato dalla popolazione ticinese). Cosa dire del Signor Garolla, il curatore???? Cosa dire se non che deve rimettere il suo mandato???? Sono mesi che lo chiedo e sono mesi che glissa…

Insomma, Mazzola, Garolla, Chiaruttini, la “dottoressa” del Priore, te (soprattutto), fate i vostri comodi, non gli interessi dei bambini. Questa storia sta finendo. Ridicoli!

Nov
30

“Ciao Digito G., sono Luca, come stai? Ti disturbo? Tutto bene? I bimbi? Il lavoro? Sei stanco? Ti sono ricresciuti i capelli? Hai sentito Mario? Hai ricevuto l’e-mail che non ti ho mandato? (!) Mi hai cercato tu, ieri sera? Ho letto il tuo blog, non male, si capisce al volo che sei un idiota…”

“Sì, mi disturbi”…

“Ahahahaha, sei sempre il solito rincoglionito… stasera ci beviamo una birra insieme, ho bisogno di parlarti”

“Uh? Già… mica la vorrai bere in silenzio, sta birra, no?”

“Ok, allora ci vediamo all Picchio alle 8, ok?”

“Ok, Picchiotto…”

“Ahahahha, non l’ho capita”.

“Ahahaha, non pretendevo tanto”.

Quando esco con Luca, in genere, mi diverto da morire. È uno di quelli che ci sa fare con la gente. Ci sa fare davvero. Con le donne, poi… pendono tutte dalle sue labbra. Infatti ha due amici (escludendo me, che son mica suo amico) ed è single dal 1939, se si esclude una notte di tanti anni fa, credo fosse il 99, quando una donna è riuscita a scambiare effusioni di vario tipo con lui. Una ragazza di un metro e 90, col 45 di piede, quasi senza seno. Credo si chiamasse Sandro.

 Ore 8.20, il Digito è costantemente in ritardo. Colpa del suo orologio biologico, che è settato sul fuso orario di Nuova Delhi.

Entro nel pub. Lo cerco con lo sguardo. Non lo vedo. Da nessuna parte. Poi, su un tavolo in fondo al locale, intravvedo una ventina di bottiglie di birra, d’istinto mi spingo in quella direzione. Infatti, dietro alle bottiglie, vedo il suo nasone. Mi siedo, non faccio quasi in tempo a togliere la sciarpa:

 Luca, pacato: “Sei uno stronzo”

Io, stupito: “Anche io ti voglio bene”

Luca, spazientito: “Me lo dovevi dire”

Io, attonito: “Cosa?”

Luca, spazientito e due: “Come cosa? Mi prendi per il culo?”

Io, divertito: “Sì, ma cosa avrei dovess…. avrei dovett… avrei dovuto dirti cosa?”

Luca, sbigottito: “Ah…. fa pure lo gnorri, fa….”

Io, divertito e due: “Ma te, nella pipa ad acqua, devi metterci l’acqua, non la grappa, sai?”

Luca, freddo: “Ahahahaha ha fatto la battuta.”

Luca, scazzato: “Me lo dovevi dire che non saresti venuto con noi a Milano, il 15. Avevo già organizzato tutto, per 7.”

Io, stupito: “Ma cosa dici cosa? Io il 15, a Milano, ci vengo. Avevi già organizzato tutto, per 7.”

Io, sconsolato: “È Rick che non viene, perché la moglie gli ha posto il solito out out, quello che recita ‘o me o i tuoi amici’…”

Luca, rosso andante: “Ah, non lo sapevo!”

Io, sconsolato e due: “Ok, non fa nulla. Mi sa che qui seduto con noi due c’è uno stronzo, ma non sono io.”

Luca, arrembante: “Eh no, caro… Te sei stronzo uguale!”

Io, curioso: “E perché mai?”

Luca, stupito: “Ma come perché? Perché sapevi che Rick non sarebbe venuto e non me lo hai detto!”

Io, arreso: “Eh, già…”

Luca, sicuro: “Appunto… beviti una birra, va… che sennò mi fai pena.”

Dialogo assurdo, neh? Mica pizza e fichi. Figurarsi quando è  ubriaco

Nov
18

Alle medie, un professore (un ometto… un microprofessore, neppure troppo Intel e neanche Celeron) ci ha chiesto: “avete un sogno?”. Inizia così la scorribanda delle risposte, chi voleva risolvere il problema della fame nel mondo (futura finalista di Miss Italia o Mis Scappalacacca), chi invece voleva accentuarlo (la cicciottella derisa dal mondo), chi voleva fare pipì sulla luna (erano due)….
Arriva il mio turno, il professore: “Tu, Digito G.?”
“Ehm… vr scr cnz Fs”
“Come come?”
“Vorrei scrivere una canzone per Fossati”.
Crack! Rumore all’unisono delle ossa del collo dei miei compagni che, tutti insieme, si girano a guardarmi. Chi da destra, chi da sinistra, chi da davanti, chi da dietro (ALT! Voi, dietro, non dovete girarvi a guardarmi, siete mica Linda Blair) e nessuna da sotto (che sfiga…)

Questo sogno è rimasto tale. Oddio, di canzoni per Fossati, ne ho scritte a decinaia, ma lui non lo sa. A dire la verità mi sono fatto anche un sacco di scopate con la mia ex vicina di casa, ma lei non lo sa…

Per la legge della potenza di 10, secondo la quale io conosco qualcuno che conosce qualcuno che ha un cugino di settimo grado che vede una volta all’anno, che conosce uno che conosce qualcuno che ha toccato Fossati, per sbaglio, urtandolo per strada a Vigevano, in una fredda giornata autunnale…

Insomma, qualcuno può aiutarmi a fare in modo che questo mio sogno si avveri? Sia inteso che per me Fossati è un mito. Se decidesse di farla cantare a Crisitna D’Avena (la donna fiocco) sarei orgoglione “istess”.

Oppure, chissà, questo sogno deve rimanere tale, perché così avrò sempre (almeno) un sogno da inseguire. Il che, di suo, è già un bell’affare.

Visto che ci sono, pubblico ancora una cosa su questo mercatino: “vendo nonnetto ultraottuagenario, con gamba di legno in pino marittimo, utilizzabile anche come remo.”

Nov
13

“… perché c’ho qualcosa sulla coscienza che va su e giù ma di farsi digerire, c’ha mica voglia, c’ha…
Lì c’è un letto e io avrei tanta voglia di sfasciarmici sopra, tanta è la stanchezza. Invece resto qui, seduto come un ebete su un divano idiota, con una scarpa in mano e l’altra ancora ben calzata, manco trovo la forza di piegarmi per toglierla. Che, a piegarsi, sembra quasi la posizione adatta per richiamare la sfiga (manco avessi bisogno di segnalarle la mia posizione). Già… perché una volta occorreva scriver HELP sulla sabbia e magari accendere un fuoco di posizione. Oggi, maledetta lei, la sfiga c’ha il GPS. Ti trova sempre, anche al buio. Mi pesa pure il seno che non ho. Sia ben chiaro, non sono le parole di quella là, non sono neppure i suoi gesti malati, le sue intenzioni sviate. A volte mi chiedo come cavolo funzioni la mia coscienza. Non mi fanno più nemmeno male, le sue parole. Sono come suoni afoni, che non entrano più nemmeno nelle orecchie. A volte non mi sento più nemmeno uomo. Intendo, quando qualcuno ti urla nelle orecchie tutto il suo odio te, se sei uomo, una qualche domanda te la devi porre. Invece no, a me non succede, è tanta la sua accidia e il suo odio che, alle sue parole, ormai non riesco neppure a dare un valore semantico. Pura follia. Non sono neppure incazzato. Non sono. A volte mi chiedo se è normale. Anzi, crepi l’avarizia (la sorella della mamma di Avari?), me lo chiedo ora. Sono normale? Boh! Ehi, capìtano, capitano cose strane. Capita che questa cosa non l’ho capìta. C’ho questo bolo sulla coscienza. Ora vado al molo e mollo gli ormeggi… comincio a vagare un po’, tra le pieghe dell’anima (e sì, l’anima ogni tanto ha bisogno di una stiratina) qualche sogno decente dovrà pur venirne fuori, o no?”

“G. cos’hai?”

“Mmmhhhh io? Tu, piuttosto, ce l’hai qualcosa per digerire? Chessò, un amaro qualunque, un confessore indefesso, un sogno da prestarmi, così, tanto per tirare fine mese…”

“Sei strano”

“Cazzo, che rivelazione? Hai altre news da piazzare o posso alzarmi senza rischiare di svenire?”

“Ahahahaha. Sei un cazzone”.

“Grazie”

“Scemo”

“Grazie”

“Scemo scemo”

“Grazie grazie”

“Andiamo avanti così o ci diamo un taglio?”.

“Beh, se devo scegliere… andiamo avanti così, non so se mi va di tagliarlo…”

“Sei incorreggibile”.

“Grazie…”

“Ah no!”

“Ok.”

“Andiamo a letto, ti va?”

“No. Restiamo qui ancora qualche istante, senza parlare. Lasciamo che, caso mai, siano le parole a trovare noi perché io, stasera, non le trovo proprio. C’ho un bolo qui…”

“Cos’hai?”

“Un bolo. Perché mi guardi così? Te non ce l’hai mai avuto un bolo qui?”

“Un bolo lì? E perché proprio lì, poi?”

“A me lo chiedi? Sono mica il bolo, io?”

“Dai, andiamo a letto…”

“Senti, io stasera, di fare l’amore, c’ho mica voglia. Cosa ne dici se restiamo qui tutta la notte abbracciati? Senza dirci nulla, ho solo voglia di accarezzarti. Sei davvero bella stasera, hai qualcosa di particolare negli occhi. Non voglio capire cos’è, ho solo voglia di godermela in presa diretta, finché dura, almeno… Sembri una principessa disincantata, tra amore e incanto, odore di incenso, rumore intenso…”

“Comincio a pensare che tu debba dirmi qualcosa e non ne trovi il coraggio”.

“Se avessi qualcosa da dirti, je jure, te lo direi. Non c’entra il coraggio, piuttosto il rispetto. E di rispetto che si parla…”

“Se hai voglia di cominciare…”

“A fare cosa?”

“A dirmelo…”

“Nota stonata. Poesia senza odore. Credo proprio che me ne ritornerò a “casa”. Forse domani ci ringrazieremo di averlo fatto, ora.”

“Come vuoi, ti accompagno?”

“No grazie, faccio una passeggiata”

“Una passeggiata, saranno 10 chilometri.”

“Meglio, il bolo magari va giù”.

“Ancora questo bolo? Non me la racconti giusta”.

“Voi donne, proprio non riesco a farmi capire, eh? Scusami. Evidente che questa sera non è il giorno adatto. Ne riparliamo domattina, vuoi?”

“Non lo so.”

“Ok, fammelo sapere”.

Uscendo, la porta non l’ho chiusa. Non ho fatto in tempo, l’ha sbattuta prima lei, quasi mi aputava due dita. Ma non è grave. Di dita ne ho una discreta collezione e, per il resto, fosse la prima donna che mi sbatte la porta in faccia. Anzi, ho fatto un grande passo avanti. In genere me la sbattono in faccia prima di entrare, questa volta uscendo…

—————————–

C’ho messo quasi due ore a rientrare. Ho le orecchie e il naso ghiacciati. Il bolo è sempre lì e, ormai, di dormire non mi va proprio. Non fai neppure più caos. Non mi fai più male. Sei solo un errore del passato. Un errore che non voglio più fare. Né con te né con nessun’altra. Sei un orrore, un orrore che, però, non mi pesa più. Né sull’anima né sul cuore. Ma, allora, questo diavolo di bolo che saltella, cos’è? Per trovare una cura bisogna inquadrare il male, bisogna. Il male è proprio questo, non riuscire ad inquadrare il male. Ma le domande a cosa servono cosa, se poi non trovi le risposte? Dovrei cominciare a fare come quelli intelligenti ed abili, che prima si danno le risposte e poi trovano le domande adatte. Poi, il giorno dopo, sembrano saggi e stabili. Invece sono dei coglioni che hanno passato la notte a trovare frasi ad effetto per apparire grandi, domani.

Intanto il bolo ha assunto il suo perché. C’era una sorta di filo, tessuto incrociato di rammarico e malinconia, che mi teneva legato a te. Questo perché, di fatto, non ci siamo mai detti addio in faccia. Però, stasera, ti ho seppellita. Ero lì, al tuo funerale. Non pioveva e non c’era nessuno tranne me e la tua bara e due braccia meccaniche che la calavano nel fosso. Appena ricoperta dalla terra, mi sono girato e me ne sono andato via. Il bolo in bilico sull’anima, è sceso di colpo. Ora sto meglio, mi sento leggero. Ottimista. Lieve. Ops, ho digerito! Ma questo rutto non è per te. Tu non lo meriti. L’ho sparato in aria, così… suono che si perde. Tra qualche migliaio di anni, qualcuno, nella blogosfera, sentirà un rutto. Ma non sentirà te. Perché non sei niente. Sei il nulla. Sei il buio. Chi ha paura del buio ha paura di sé. Tu non mi fai paura, non mi fai male. Non mi fai pena, non mi fai. Che cosa triste… come se tu non fossi mai stata parte della mia vita, nemmeno per un istante. Sembri un libro scritto in fretta. Non c’era nessuno, al tuo funerale.

Di dormire, però, non se ne parla. Ora vado a cazzeggiare per blog, magari il Pibe o Prescia hanno scritto qualcosa di magico, come al solito. Loro sì, che un sogno da prestarmi, ce l’hanno quasi sempre. Mica certa gente, dico io… Ehi! Ma “certa gente”… quale? Non lo so… che pensiero strano… come qualcosa che non riesci a ricordare ma alla quale non sai dare peso… Meglio così, una cosa in meno da fare passare…

Buona notte, bloggers insonni.

Nov
10

Il cameriere ci guarda spazientito. È la terza volta che si avvicina al tavolo e noi lo rimandiamo indietro a mani vuote, dicendo “non abbiamo ancora deciso”.

Lei: “Come stai?”

Io: “Benone, grazie.”

Lei: “È vero quello che si dice?”

Io: “Certamente sì, se lo si dice, ma cosa?”

Lei: “Che non sei più lo stesso, no?” (Già… cos’altro potrebbero avere detto cosa?)

Io: “Beh, lo prendo come un complimento, ma sarei, sempre secondo queste voci, evoluto o cambiato in peggio?”

Lei: “Ma cosa ne so io! Mica le ascolto, certe voci!”

Io: “!????!!!???… passo…”

Lei: “Insomma, il mio parere non è parziale, ti voglio bene io, come potrei non dirti che sei cambiato in meglio?”

Io: “Ok, capito, ci sono tutti i presupposti per una sana, inutile, conversazione surreale! Ne avevo bisogno, più o meno come un brufolo su una chiappa, ma ne avevo bisogno…”

Lei: … sorriso…

Io: … sorriso ebete che sta a significare: “cos’è cosa quel sorrisino sufficiente da chi ha la puzza sotto il naso, di chi sa ma non dice?”

Lei: “G. …”

Io: “C. …”

Lei: “Non so come dirtelo…”

Io: … ecco, ci siamo…

Lei: “Non sei più lo stesso…”

Io: “Come non sai come dirmelo? Me lo hai già detto…”

Lei: “Mannoooooo, scemo….!”

Io: “Ahhh…. per un attimo credevo che…”

Lei: “Con me! Non sei più lo stesso con me!”

Io: “Perché, com’ero prima? Sentimi, C., facciamo un po’ d’ordine, ti va?”

Lei: “Eri dolce, simpatico, affettuoso…”

Io: “E ora, come sarei?”

Lei: “Come prima!”

Io: “Houston, abbiamo un problema!”

Lei: “Ahahahahahah, stupido…”

Io: “Mi piace quando mi parli così…. mmggghhmmm”

Lei: “Smettila, no!?”

Io: “Va bene, ora però diciamo qulche frase sensata, vuoi?”
Lei: “Ascolta…” (cavoli, sono almeno 10 minuti che ascolto, ma non ho ancora capito nulla…)

Lei: “insomma, ti voglio bene ma sento, sento che, dalla tua parte, non é così.”

Io: “Ma cosa dici? Ti voglio molto bene! Ti voglio meglio, perché “più bene” non si dice…

Lei: sorriso – “io vorrei qualcosa di più”

—————————– PAUSA —————————– 

Perché PAUSA?

Per due motivi:

1. adoro le donne. Adoro la loro capacità di entrare in punta di piedi in un discorso che si farà a suo modo infuocato e che poi finirà inesorabilmente a schiaffoni che prenderò con la mia faccia apposita: quella del “no dai non fare così, cosa ho fatto di male, perché??”;

2. è arrivato il cameriere, qualcosa, a questo diavolo, dovremmo pure dire, no? (Per la cronaca: gli ho detto “agnagna”)

—————————– REPRISE —————————–

Io: cercando di glissare “Come fai a bere un thè freddo, fuori ci saranno 3 gradi…”

Lei: astuta “non cambiare discorso…”

Io: “Ok, ma a te non interessa sapere perché ho preso un thè nero fumante?”

Lei: “G…!?”

Io: “Perché fuori ci sono tre gradi. Scusa ma le frasi iniziate e non finite muoiono così… non mi piace”

Lei: “Vedi, è proprio per questo che….”

Lei: “… credo di non potere fare a meno di te…”

Io: “C., guarda che non si fanno male, le frai non finite, dico…”

Lei: “Insomma, da quanto ci frequentiamo?”

Io: “Mah… sarà un bel 3 giorni. Eppoi, <<frequentiamo>>, è una parola grossa. Ci siamo visti 2 volte e mezza. Una, durata 4 minuti, questa e una mezza di sfuggita in centro…”

Lei: “Mi piaci..”

Io: “Anche tu, ma come donna, come persona, non ho mai neppure pensato a qualcosa di più… Cavolo, C., ho 35 anni, potrei essere tuo padre! Ho due figli, una vita privata disastrosa, dormo un giorno qua e uno là, cosa pensi che possa dare un uomo come te ad una donna come te?”

Lei: Mio padre !?!?! Ho 37 anni, io! Tu mi scavi dentro, mi fai ridere, mi dai sicurezze, mi fai sentire bene, accetti la parte migliore di me senza giudicare e senza dare peso alla mia parte peggiore.”

Io: “Sono uno precoce, moi. Non scavo dentro a nessuno. Tu sei una persona spontanea e hai questa impressione. Te la darebbe qualsiasi altra persona, anche un carciofo!”

Lei: “Mi fai sentire poco apprezzata, così!”

Io: “Mi spiace… non era questa la mia intenzione, non costituisce attenuante, lo so, ma non volevo. Me lo fai un sorriso?”

Lei: “No, non lo meriti, perché sei brutto, brutto e cattivo.”

Io: “Grazie, é uno dei miei pregi.”

Lei: “Vedi, mi fai ridere, grazie”.

Io: “Pregi”

Lei: “Ahahahahaahah”

Io: “C., non posso darti niente.”

Lei: “Perché?”

Io: “Perché ho due figli, una vita privata disastrosa. L’unica cosa che ho sono gli amici e il lavoro.”

Lei: “Puoi venire a stare da me…”

Io: “Ma ti rendi conto? Porti in casa una persona senza conoscerla.”

Lei: “G., io ti conosco da sempre”

Io: “?!?” (Qualcuno chiami…. qualcuno!!! Aiuto, uomo in mare – uomo in mare – ripeto: uomo in m..r..)

Lei: “Insomma, dimmi qualcosa, sono qui, davanti a te, perfettamente umile, ti dico che mi sto innamorando di te, che mi piaci, che mi piaci tanto, cosa dici? Perché resti là impalato?”

Io: “C., non sono quel genere di persona. Cosa credi?”

Lei: “Conosciamoci meglio, allora… Domani sera ti invito a cena a casa mia…”
Io: “Mah… domani sera vorrei andare da mia sorella….”
Lei: “Ahhhh, allora dovevi dirmelo subito che ne hai un’altra!”

Io: “Ok, ho due sorelle…”

Lei: “Mi fai schifo!”

Si alza e se ne va. Arriva il cameriere con le bibite.

Cameriere: “La signorina torna?”

Io: “No, si è spazientita, è mezz’ora che siamo qua e non avete ancora portato quello che abbiamo ordinato!”

Cameriere: faccia sorgnona “Sono 6 e 30″.

Io: “Le ho chiesto che ore sono?”

Lui: “Ahahah, sono 6 franchi e 30″.

Io: “Tenga…”

Lui: “E il resto…?”

Io: “Lo tenga pure…”

Lui: “Ehi! Manca un franco, intendo”

Io: “Ecco, manca sempre qualcosa…”

Lui: “Come la capisco….”

Io: “Ok, saluti a casa, esequie alla sua signora…”

Fuori, un freddo assurdo. Dentro, anche.

Nov
08

Esame: 40 pagine fitte fitte di considerazioni, domande, postulati, antefatti…
Durata dell’esame: 8 ore

Il digito, dopo 6 ore, era a pagina 38. Gioco da ragazzi… esame già in tasca. Evento indesiderato: leggo, in uno degli antefatti, una frase che accende la mia immaginazione e comincio a volare.

Quasi quasi il mio corpo etereo esce da quello fisico e comincia a svolazzare. Mi riafferro senza convinzione… Vago, sogno, penso, immagino, invento, riavvolgo, disfo, monto, riguardo… Vengo risvegliato dalle urla di un idiota che sbraita “tempo scaduto, consegnare! Portatemi i vostri fogli, giù le penne…!Allora…?! Ci vogliamo muoverci o cosa” (e io: “ci vogliamo muoverci o cosa? ma cazzo, infila un tantinello di tabacco nel narghilè….)

Il suo sguardo ringalluzzito incontra il mio rincoglionito (e inconiglito), un sorriso tutto denti – quello di chi ha scovato la preda – gli popola il faccione da schiaffi… Raccolgo i fogli, con calma li metto in ordine, mi avvicino alla cattedra e, questo, con l’aria divertita mi dice… Ha consegnato in ritardo, cosa vuole… non posso farci nulla, dovrò ritenere il suo lavoro nullo.

Lo guardo con la faccia incazzata e, serio, gli dico: “lei sa chi sono io?” Lui, con l’aria di quello che pensa “un altro raccomandato nulla facente del cazzo” mi dice…”no…mi dica un po’ chi è lei???”

Sorrido, metto il mio plico di fogli in mezzo agli altri, li mischio un po’. Li rimischio con accuratezza e calma (sono tentato di dirgli “scegli una carta…” ma tralascio). Lui mi guarda con la faccia stupita. Allungo piano piano una manina… prendo una caramella che aveva lì, vicino a sé, la scarto con calma e me la mangio.

Se davvero scopre chi sono, mi taglia la testa.

Che Dio mi protegga. Mi sa che ne ho bisogno.

Nov
06

Tu ed io, tanto tempo fa, siamo cresciuti un bel po’ insieme. Abbiamo curiosato qua e là per la vita e per il mondo. Ci siamo fatti un’idea, insieme, di quello che ci aspettava e di quanto avremmo potuto contribuire a creare. Poi, come spesso accade, siamo diventati dolore uno per l’altra… ora sono passati chilometri di anni, non siamo più gli stessi. Io ho perso i capelli, ho un po’ di pancetta (non tantissima…) e sono più maturo e più bambino di allora. Tu non lo so… probabilmente, ti incontrassi per strada, farei fatica a riconoscerti. Però, come è accaduto per ogni donna che ha deciso di passare un po’ di vita con me, ti riconoscerei dal profumo. Il tuo è di mare la sera, quando si alza quella lieve brezza che ti fa sentire al centro esatto dell’universo, piccolo, inutile e importante, proprio perché ci sei, solo perché ci sei. Ora, saperti sposata mi riempie di gioia. Sono davvero felice. La notizia mi ha fatto fare un salto a ritroso nel tempo, mi sono rivisto capellone, trasognato e distratto, davanti ai fatti del mondo che mi lasciavano basito e indifferente, forse unica difesa di un giovinastro indifeso, davanti al disastro che stava accadendo in quegli anni. Ricordo il muro che cadeva, ricordo gli americani che bombardavano sotto l’egida di Bush… Ricordo il tuo profumo. Ti auguro un futuro di pace, amore e serenità. E che qualcuno, lassù, sia in ascolto.

Ciao Simpa